venerdì 6 maggio 2011

La notte di Carzano

17 settembre 1917, fronte della Valsugana: l'incredibile cronaca di un'occasione mancata
ljudevit pivko
L'irredentista sloveno Ljudevit Pivko prestò servizio nell'esercito austroungarico sui fronti di Bosnia, Col di Lana, Isonzo, Valsugana. Nell'ottobre del 1917 comandava, in qualità di tenente anziano decorato sul campo, il battaglione bosniaco che presidiava la prima linea in Valsugana all'altezza di Carzano la quale correva da nord a sud lungo il torrente Maso dividendo così Borgo Valsugana da Strigno.
Facendo leva sul malumore antiaustriaco che serpeggiava nel battaglione, Pivko organizzò una efficiente rete cospirativa composta da ufficiali e sottufficiali di prevalente nazionalità cèca, prese contatti con i comandi italiani e organizzò con loro un colpo di mano notturno: sfondare il fronte austriaco all'altezza di Carzano e penetrare rapidamente fino a Trento.
Si formò così una "strana coppia" che per mesi s'incontrò nottetempo ai reticolati italiani tra Strigno e Spera: da un lato l'fficiale in divisa austriaca e fez in testa, dall'altra il vice-capo dell'ufficio ITO (Informazione Truppe Operanti) della 1a Armata italiana, Cesare Pettorelli Lalatta.

Il comandante in capo del Regio Esercito, Luigi Cadorna, fece suo il piano
il sogno di carzano
La linea nera segue approssimativamente l'andamento della terra di nessuno
compresa fra le due linee di reticolati. L'attività di Pivko si concentrava nel
tratto di fronte presidiato da un battaglione composto da bosniaci.
e fornì ingenti forze per attuarlo (vennero ammassate ben tre divisioni fra Castello Tesino e Strigno) ma commise l'errore di affidare il comando al comandante interinale della Sesta Armata Italiana, generale Etna e al suo sottoposto generale Zincone, i quali organizzaronono l'azione senza troppa convinzione.
Zincone affidò poi il comando sul campo al maggiore Ramorino che vi credeva ancor meno.
A lui Pivko riserva parole di fuoco ed il giudizio è senza appello: incapacità, insipienza, ottusità burocratica.

I soldati, caricati come muli come se fossero in marcia di trasferimento,
La stessa zona ome appare nella cartografia attuale dell'Istituto Geografico
 Militare in scala 1:25.000.
partirono in forte ritardo e vennero incolonnati in un camminamento largo 80 centimetri, ignorando le strade coperte all'osservazione nemica. Nonostante ciò le vedette autriache e numerose postazioni di prima linea austriache vennero prese in silenzio e senza colpo ferire da piccole unità di arditi: gli uomini di Pivko avevano narcotizzato l'intero battaglione drogando con oppio il rancio serale.
Dalla postazione italiana in vetta al Monte Lefre gli osservatori italiani
godevano di un'ottima vista sull'intera zona.
l'azione di carzano
Scorcio della zona interessata all'azione di Carzano, ripresa dalle pendici
del Monte Civerone, allora n mani austriache.
Ma quando, col sopraggiungere dell'alba, gli austriaci subodorarono qualcosa e spararono qualche cannonata a caso, Zincone ordinò subito la ritirata, abbandonando a Carzano il battaglione Bersaglieri del Maggiore Ramorino, che subì passivamente i contrattacchi austriaci. L'insipienza e la mentalità burocratica di Ramorino lo portarono ad ignorare anche gli ultimi consigli degli uomini di Pivko che avrebbero potuto salvare la situazione.
Viceversa, giunse addirittura a considerare come prigionieri Pivko e i suoi.
Alla fine Pivko lo abbandonò al suo destino e  guadagnò le linee italiane in extremis passando il torrente Maso tra le raffiche delle mitragliatrici austriache.
Un fallimento su tutta la linea.
Gli italiani, imbarazzati, misero tutto a tacere.
Lo stesso fecero gli austriaci, spaventati da ciò che sarebbe potuto accadere.
Un mese più tardi, sfondano il fronte italiano a Caporetto con un'azione di sorpresa attuata anch'essa da un semplice tenente: si trattava di Erwin Rommel, la futura "volpe del deserto".  Il resto è noto.

Riferimenti bibliografici e siti web:
La chiesa di San Valentino, tra l'abi-
tato di Scurelle e il roccione di Ca-
stellare. Una colonna di fanti italiani
scese di qui servendosi di una scala
in legno predisposta da Pivko.
La chiesa di Carzano ed il palazzo dei
baroni Buffa, sede del comando di
Compagnia. Da qui Pivko diresse la
rete di congiurati da lui creata nel
Battaglione bosniaco.
Nota: la prima edizione del libro di Pettorelli Lalatta venne sequestrata dal regime fascista. Solo in tempi recenti si è giunti ad una ricostruzione attendibile dei fatti. Ora le memorie di Ljudevito Pivko vengono ristampate dalla casa editrice goriziana.
 Cesare Pettorelli Lalatta, "Il sogno di Carzano", Capelli, Bologna, 1922 (sequestrata).
Luigi Sardi, "Carzano 1917", Curcu & Genovese, Trento, 2007.
 Ljudevit Pivko, "Abbiamo vinto l'Austria-Ungheria", Libreria Editrice Goriziana, Gorizia, 2011.
 Walther Schaumann, "La grande guerra 1915/18", Volume 3°, Ghedima & Tassotti Editori, Bassano del  Grappa, 1985.
 http://digilander.libero.it/freetime1836/libri/libri16.htm
 http://www.lucavalente.it/modules.php?name=News&file=article&sid=201
 http://www.coordinamentoadriatico.it/index.php?
 option=com_content&task=view&id=3369&Itemid=81
 Itemid=34&id=17&option=com_content&task=view

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