mercoledì 16 agosto 2017

Cima Loverdina (Gruppo di Brenta)

Giro tra i due bivacchi di Termon, con dormita in cuccetta e salita alla panoramica Cima Loverdina. Una due giorni nel sottogruppo della Campa.
Cima Loverdina
L'articolato sottogruppo della Campa guarda da un lato sulla Val di Non e dall'altro sulla Val di Tovel. Fa parte di quel Brenta periferico, snobbato dai turisti ma ben conosciuto e frequentato dagli abitanti del posto, che continuano, da secoli, a tenere in ordine pascoli, malghe, stalloni, casere e ricoveri, alcuni dei quali sono oggi bivacchi alpini.
Cima Loverdina
Da Cima Loverdina verso Cima degli Inferni e il Brenta centrale.
Vedi le altre foto in Google Photo.


La salita dal parcheggio di Malga Arza fino a Malga Loverdina (dove c'è il bivacco in cui abbiamo dormito) avviene nel bosco ed è priva di difficoltà.
Osservando Cima Loverdina da Malga Termoncello si intuisce la via di salita, che si snoda sul fianco nord che si avvale di successivi passaggi nei mughi. Sul terreno il sentiero - sempre evidente - si rivela ripido e faticoso, ma capace di condurci fino in vetta senza difficoltà tecniche e senza problemi di orientamento.
GPS Cima Loverdina
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Il panorama è vasto: in basso si vedono il Lago di Tovel e la stessa Malga Termoncello, senza contare una grandiosa vista sulla Val di Non. Impressionanti i dirupi e i ripidi ghiaioni della Val Strangola, e guardando verso il Passo degli Inferni si scorgono la possente Cima Borcola e le altre cime ed elevazioni del sottogruppo della Campa, turisticamente marginale ma di grande bellezza.
Il rientro avviene transitando da Malga Loverdina, la cui casera è stata

mercoledì 9 agosto 2017

L'estate, stagione regina del barbecue

Di pesce o di carne che sia, la griglia, la piastra e il cartoccio ci danno quella spinta che nei mesi freddi ci accompagna in caneva o nei bivacchi.
D'estate il pesce può finalmente uscire dalla scatoletta perchè all'aperto il suo odore persistente non è più un problema come succede dentro casa, ma piuttosto un richiamo. Lo sgombro e il tonno in scatola possono cedere il posto a qualcosa di meglio e il pesce spada, così facile da fare, sembra andare d'accordo con tutto.
Per le puntine di manzo o di maiale, se la carne è veramente buona, si può fare a meno di marinarla: non serve niente. Salvia e rosmarino solo alla fine e, per il sale, che ognuno ci pensi come meglio crede. Tutto facile e semplice, anche quando il sole è nella costellazione del Leone e picchia come un fabbro ferraio.

giovedì 3 agosto 2017

L'anello del Sassolungo, un percorso classico in Dolomiti

L'ovovia che porta alla Forcella del Sassolungo è guasta. Arrivarci a piedi ci porta via un'ora, in realtà meno del previsto, specialmente in questa giornata calda e afosa.
anello del Sassolungo
Si parte e si arriva dai parcheggi di Paso Sella, Si toccando ben tre punti d'appoggio: il Toni Demettz alla Forcella del Sassolungo, il Vicenza/Langkofelhütte al centro del gruppo Sassolungo-Sassopiattoe l'Emilio Comici tra i prati vicino alla "città dei sassi". Nella foto la discesa al Vicenza, con l'Alpe di Siusi a far da sfondo.
anello del Sassolungo
I Denti di Terrarossa, lo Sciliar con Punta Santner, i prati dell'Alpe di Siusi con
all'estrema destra la Bullaccia.
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Il guasto ci costringe a riflettere sul significato letterale del leit-motiv "salire in montagna", qualcosa che tendiamo a a non assimilare, abituati come siamo ad abbandonarci a qualche cable-way che diamo per scontata...
anello del Sassolungo
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
L'auto l'abbiamo lasciata ai nuovi, vastissimi parcheggi costruiti proprio mentre i media fingono di discutere della chiusura alle auto dei passi dolomitici. Grossi parcheggi non ancora terminati. Basta mollare 5 Euro e tutti sono a posto con la coscienza e col borsellino, noi compresi. Pago e sento Humphrey Bogart ripetere: "E' la stampa, bellezza".
Comunque, dal "Toni Demetz" in poi si scende. Prima fino al Rifugio Vicenza, sempre bello e suggestivo, poi ancora un poco, fino a prendere l'anello che - chiudendosi su sè stesso - ci porterà prima al ristorante (che se la tira) ex-rifugio Emilio Comici e poi, attraverso la celebrata "città dei sassi", fino all'auto, della quale non riusciamo proprio a fare a meno, alla faccia del

venerdì 28 luglio 2017

Lo straniero della valle oscura

Questo western di ambientazione alpina, tratto da un romanzo di Thomas Willmann e girato in Sudtirolo, non va sottovalutato.

Lo straniero della valle oscura, The Dark Valley, Das finstere Tal
"Lo straniero della valle oscura" ("The Dark Valley" in inglese, "Das finstere Tal" in tedesco) è
un film drammatico del 2014 diretto da Andreas Prochaska che fa tornare alla mente "Die Wal-
sche ("L'italiana") dello scrittore sudtirolese Joseph Zoderer, che con la penna aveva toccato
gli stessi temi con altrettanta franchezza e con maggiore aderenza storica.
Il racconto scava infatti nel lato oscuro dell'"idillio alpino" e indaga sui motivi profondi di quella chiusura che talvolta gli abitanti delle terre alte manifestano. Anche solo con ciò sembra perfettamente in campana col mondo tirolese.
In una remota valle di montagna il prepotente Brenner impone il proprio dominio patriarcale, comanda su tutto e a tutti impone il proprio volere, compreso lo jus primae noctis sulle novelle spose. Chi vuole stabilirsi in valle deve piegarsi, e tutti lo hanno fatto: ogni famiglia porta così in sè il seme di Brenner: la valle è vittima e complice al tempo stesso.
Il cerchio viene spezzato nel 1875 dall'arrivo dello straniero Greider, che chiede di essere ospitato per i tre mesi invernali.
Brenner gli trova ospitalità presso la casa di una vedova, che vive con la figlia in procinto di sposarsi, ma ignora che Greider conosce il terribile segreto che i valligiani custodiscono da decenni.
Lo straniero della valle oscura, The Dark Valley, Das finstere Tal
L'ambiente dell'alta Val Senales restituisce l'atmosfera di cupa oppressione voluta dal regista. Le scene del matrimonio di Liza sono state invece girate alla chiesetta di Tarces, tra Glorenza e Sluderno, in Val Venosta. La fotografia, la cura dell'ambientazione e dei dettagli avvicinano il film alle opere di Annaud ("Il nome della rosa", "La guerra del fuoco", "L'orso", "Sette anni in Tibet", "Il nemico alle porte", etc.).
Lo straniero della valle oscura, The Dark Valley, Das finstere Tal
Molte delle scene sono state girate al Marchegg Hof, in alta Val Senales, poco sotto gli impianti di Kurzras/Maso Corto. Sulla sinistra degli edifici si distingue la torretta in legno che si vede dietro allo "straniero" Greider, protagonista della storia.



lunedì 24 luglio 2017

Il nuovo bivacco "Alla Madonnina" sulla Vigolana (monti di Trento)

Questo è il nuovo bivacco "Alla Madonnina". Ero curioso di vederlo.
bivacco alla madonnina in vigolana
Soprattutto con i 33° che abbiamo trovato sabato 24 giugno l'ultima parte del sentiero SAT 444 che sale dai Frisanchi, con quelle rampe sempre esposte al sole... Ma una volta arrivati ci siamo riconciliati col mondo (succede lo stesso per la vicina Marzola, con le sue tre cime). A destra la vecchia struttura ricavata da una baracca ANAS, in servizio dal 1966. La foto a destra è di AlpStudio. Il bivacco è in gestione alla sezione SAT di Caldonazzo.
bivacco alla madonnina in vigolana
L'aspetto del nuovo edificio, che dal settembre del 2016 sostituisce la precedente
struttura in lamiera rossa, molto simile ai classici bivacchi alpinistici "Apollonio".
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La SAT ha sostituito il vecchio (e ancora efficiente) bivacco con una costruzione più "adeguata ai tempi". Non intendo discutere delle priorità d'intervento dello storico sodalizio trentino, soprattutto perchè i volontari che hanno prestato la loro forza-lavoro gratuitamente meritano rispetto incondizionato anche perchè meno "visibile" di quello dei vertici, spesso impegnati in lunghe discussioni con mamma Provincia sui "contributi" e sulle "competenze".
bivacco alla madonnina in vigolana
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Il nuovo bivacco ha un disegno sconcertante ed un interno luminoso, ampio e comodo, che si apre sull'esterno con ben cinque superfici vetrate.
Impegna in pianta un'area più piccola del precedente, ma vanta un'abitabilità di gran lunga superiore. Com'è possibile?
Probabilmente proprio grazie al suo disegno sconcertante, che si apre verso l'alto, come un tronco di piramide rovesciato e poi poggiato a terra.
Ecco allora che i suoi "piedi" poggiati sul terreno sono meno

venerdì 21 luglio 2017

Le costine alla griglia...

E' una portata semplice e classica, facile da fare perchè meno condimenti ci sono e meglio è. Basta aspettare che il pomeriggio ceda il posto alla sera perchè, in questi giorni, l'unico vero problema è il caldo.
costine di maiale
L'attesa si può ingannare all'ombra con qualche chiacchiera magari preceduta da
qualche buona lettura. Col rischio di distrarsi dai tempi di cottura...
Quello che conta è la qualità della carne, ma su questa cosa il web non può certo aiutare.
Anche per il rosmarino e per la salvia è meglio se arrivano direttamente dall'orto, ma non facciamo i difficili.
Per il sale si può lasciar fare al dopo cottura.
Ma insomma, per il sale che ognuno che ognuno faccia come preferisce: direi che prima della griglia solo una leggera spruzzata, ma anche no.
Perfino di luglio, con il solleone e con l'afa quasi padana, riesce bene.
costine di maiale
Forse un po' troppo cotta, mi pare...

giovedì 20 luglio 2017

Lo Schöpsernes tirolese (il brasato di montone)

E' un arrosto contadino ormai del tutto sparito dal Sudtirolo contemporaneo, che sembra vergognarsi delle proprie radici più autentiche. Questo montone arrosto testimonia che capre e pecore erano parte integrante dell'alimentazione delle genti di montagna.
Schöpsernes brasato di montone
Questo "arrosto di caprone con canederli e insalata di crauti - 14 Euro" è quanto di più simile al vecchio Schöpsernes tirolese io abbia incontrato in anni di frequentazioni sudtirolesi.

Schöpsernes brasato di montone
Lungo il percorso che dall'alta Val Senales porta al Giogo di Tasca e al suo bivacco
si passa per il ristoro Bergalm, dove ho incontrato questo "arrosto di caprone con
canederli" che tenta di riportare sulla tavola un protagonista dimenticato dai più.

Oggi riuscire a trovarlo in una delle infinite trattorie "tipiche" è semplicemente impossibile.
I nonni sono morti da tempo, i padri si preparano a farlo e comunque la memoria è sempre più corta.
Un tempo sulle Alpi le pecore non venivano allevate solo per la lana e le capre non solo per il latte... alla fine finivano in pentola entrambe.
Oggi fanno la stessa fine solo i capretti e gli agnelli: solo i maschi però, perchè le femmine vengono cresciute per dare il latte dei formaggi ovini e caprini, che per fortuna diventano sempre sempre più di moda.
Schöpsernes brasato di montone
A proposito di parole e di cucina: il termine "Schöpsernes" può significare sia Hammelfleisch (carne di castrato o di montone) che Schaffleisch, ossia carne di pecora (Schaf significa infatti pecora). Ricordando che in italiano il maschio della pecora è il "becco" mentre il caprone è il maschio della capra, in tedesco "caprone" suona "Schnabel". Siamo qui anni luce lontani dalla cultura della pastorizia semi-brada delle isole adriatiche.