domenica 15 gennaio 2017

Consigli per i turisti (baedecker per "sciare informati" in Sudtirolo)

"Spaesati" è dovuto alla penna agile di un giornalista che conosce bene storia e risvolti di questa terra di confine, malamente colonizzata dal fascismo (i cui fantasmi sopravvivono nelle teste di tanti nipoti e figli dei "migranti del Duce" arrivati qui negli anni fra le due guerre).
Spaesati Lucio Giudiceandrea
E' stato a lungo giornalista presso la sede RAI di Bolzano (come Lilli Gruber); è nato e
e cresciuto a Bolzano. Suo padre è stato magistrato, prima a Bolzano, dove è ricorda-
to per l'apertura mentale di cui seppe dar prova in anni difficili e poi a Roma con il de-
licato incarico di Procuratore Generale.
Forse Lucio Giudiceandrea avrebbe potuto intitolare il suo lavoro (che si ferma al 2005) "In cauda venenum", nel senso che il fascismo - andandosene - ha lasciato in eredità alle nuove generazioni italiane un futuro da stranieri in terra straniera: gli italiani dell'Alto Adige e i loro partiti sembrano ancora para-lizzati dalle tossine iniettate ai loro nonni e genitori quando il Duce voleva trasformare i sud-tirolesi in "italianissimi".
Altri cronisti orientati a sinistra come Giorgio Bocca e Seba-stiano Vassalli avevano scritto del Sudtirolo:l'avevano fatto attingendo informazioni presso gli esponenti dell'establishment italiano locale, per lo più di destra quando non fascista, e questo spiega i loro clamorosi abbagli. Giudiceandrea invece è nato e vive lì, parla il tedesco ed è in grado di cercare le sue fonti in entrambi i mondi.
Chi non ama le ricostruzioni storiche e mal sopporta le analisi politiche farebbe bene a tenerne una copia nella giacca a vento: metà del libro è fatto da un "glossario" di termini sicuramente ostici per chi del Sudtirolo cono-sce solo la reception dell'albergo e la stazione dell'impianto: Heimat, proporzionale, paten-tino, Pacchetto, Schützen, etc. Roba semplice ma che aiuta a capire...

(Lucio Giudiceandrea, "Spaesati. Italiani in Südtirol", Edition Raetia, Bolzano, 2006)

giovedì 12 gennaio 2017

L'antica trattoria "A Le Due Spade" di Trento

Morta e defunta come trattoria popolare, è stata sostituita da una imbarazzante "location" che se la tira. E pensare che ne aveva parlato Elio Fox nella sua benemerita "Storia delle osterie trentine", dove ricostruisce e ricorda le tortuose vicende che, secolo dopo secolo,
trattoria alle due spade trento
Anni Ottanta: in un clima bolso e provincialotto una razza di affaristi rampanti si face-
va bella frequentando certi locali piuttosto che altri. Gli anni sono passati e al delirio
si è sostituita la decadenza. Cosa ne dice Tripadvisor? Ecco qui: "...nulla è cambiato
da oltre 500 anni...... Menu eccellente e servizio impeccabile. Abbinamento di vini
eccellente".
Mah... mi vengono in mente le "Dolomiti da bere".
ne avevano fatto un tassello impor-tante della storia cittadina.
Ma quando quel tempo era ormai alle spalle la "città del Concilio" s'è affidata a personaggi da "mani pulite" come Mario Malossini, personaggi che avrebbe fatto arrossire non dico Alcide Degasperi, ma anche Bruno Kessler, che pure era uomo di mondo.
In quel clima agitato e esibizionista la nuova razza rampante frequen-tava certi locali piuttosto che altri: contava esserci e, soprattutto, riconoscersi fra simili.
Il conto "doveva" essere salato: erano i soldi a certificare la qualità. Gli anni sono passati e dopo il delirio è sopravvenuta la decadenza: quel che resta di quelle storditezze è la faccia tosta: "torta sacher destrutturata in coppa, strudel ai "bruscandoi" in pasta kataifi con sushi di carne "salada" e crème brulée al Vezzena, filetto di cervo in gemme di abete bianco, rotolo di orata con scampo e asparagi in calice con spuma al Trentodoc, emulsione di patate e asparagi con salmarino [sic!] marinato, flan d'asparagi con ventaglio di speck d'anatra e spuma al 50/50". Tutto esibito sul cavalletto, apertamete, senza nessuna vergogna...


sabato 7 gennaio 2017

I tre bivacchi del Pian dela Nana (Brenta)

Chi percorre il Pian dela Nana in direzione del Brenta centrale si imbatte non in uno, ma in ben tre bivacchi. E tutto ancor prima di affrontare la salita che porta al Sasso Rosso...
bivacchi del pian dele nana
Il vasto anfiteatro erboso del Pian dela Nana visto da Malga Tassulla. Da qui la lunga cresta settentrionale del gruppo di Brenta non si vede, è nascosta dalla corona a ferro di cavallo che ha al centro il Sasso Rosso. Il Pian dela Nana è dominato dal panettone erboso del Monte Peller (a destra, fuori campo).

bivacchi del pian dele nana
Il bivacco "Guido Pinamonti" è ricavato in una sezione dello stallone di Malga Tassul-
la. Il bivacco "Baita Nana" si trova poco oltre il Pinamonti ed è più recente dell'ultimo
dei tre, il quale è segnato nella cartina 4Land come "Malga Nana" ma nelle tavolette
IGM risulta essere "Baito Nana", come del resto nella Kompass. Un bel casino... Ai
tre bivacchi andrebbe poi aggiunto (ma solo nei mesi invernali) il locale invernale del
vicino rifugio Peller, posto in un bel locale separato interamente in legno che prende il
nome di "Bivacco Iuffmann".
Vedi le altre foto in Google Photo.
Il vasto pianoro erboso del Pian dela Nana si trova sopra Cles, quattro chilometri di pianeggianti pascoli da malga posti all'estremità Nord della lunga catena dolomitica del Brenta.
Puntando verso le alture che chiudono a ferro di cavallo la piana si incontrano, nell'ordine: il
GPS bivacchi del pian dele nana
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
bivacco Guido Pinamonti (ricavato nello stallone di Malga Tassulla), il bivacco Baita Nana e il bivacco Malga Nana, tutti a breve distanza l'uno dall'altro.
Gli ultimi due sono senz'acqua, è vero, ma in caso di sovraffollamento estivo possono tornare davvero utili.
D'inverno i tre bivacchi possono diventare la meta di una facile ciaspolata in un'ambiente grandioso e di sicuro poco battuto.
bivacco Guido Pinamonti a Malga Tassulla
Bivacco "Guido Pinamonti" a Malga Tassulla (m 2.090). Acqua corrente interna, stu-
fa a legna, stoviglie, tavolo con panche, sei posti letto con materassi e coperte. D'in-
verno le lampadine elettriche restano spente.
Attenzione però: con neve abbondante non si potrà arrivare in auto fino al parcheggio dei Laghi Durigiati, ma bisognerà mettere in conto qualche chilometro di camminata in più, a seconda delle condizioni della
strada che sale da Cles.

Quote e dislivelli (dati del GPS):
bivacco Baita Nana
Bivacco "Baita Nana" (m 2.072). Stufa a legna con tavolo e panche. Niente acqua.
Diversi posti letto su tavolato ma niente materassi nè coperte. Veranda esterna con
due tavoli e panche al coperto.
Quota di partenza/arrivo: m 1.900 (parcheggio sotto il rifugio Peller).
Quota massima raggiunta: m 2.126
Dislivello assoluto: m 226
Dislivello cumulativo in salita: m 452
Dislivello cumulativo in discesa: m 444
Lunghezza con altitudini: km 9,6
bivacco Malga Nana
Bivacco "Malga Nana" (m 2.107). Stufa a legna con tavolo e panche. Niente acqua
ma ci sono diverse stoviglie, per lavarle ci sono le taniche in plastica con cui si fa
rifornimento all'abbeveratoio situato nel vicino avvallamento. Quattro posti letto
su tavolato con materassi e coperte.
Tempo totale netto: ore 2:45 AR
Difficoltà: E

Descrizione del percorso: la traccia GPS toglie ogni problema di orientamento e rende superflua la descrizione dettagliata. 

Come arrivare: dal Cles ci si dirige alla trattoria "Al Bersaglio" da dove inizia la lunga e stretta strada, inizialmente asfaltata che porta fino al parcheggio in quota posto subito sotto il rifugio Peller. La sua percorribilità varia con l'innevamento. Meglio inverni secchi come questo si riesce ad arrivare sino al parcheggio; più neve c'è e prima bisogna fermarsi per proseguire a piedi.

giovedì 29 dicembre 2016

Il Bosco Caproni di Arco

Questo giro giro a bassa quota nella "busa" di Arco è facile e vario. Nel bosco mediterraneo si incontrano falesie di arrampicata, vecchie cave di pietra, coltivazioni di ulivo, muretti a secco, trincee di guerra...
Bosco Caproni ad Arco
I bassi rilievi ai fianchi della valle sono segnati da una rete di antichi percorsi, vie che risalgano a quando il fondovalle era ancora paludoso e impraticabile. La stradella lastricata seguita al ritorno ha questa proprio questa natura ma l'attrazione del giro odierno sono senz'altro le cave di pietra"oolite", che vennero aperte negli anni della Rivoluzione Industriale e del decollo turistico di Arco. E poi c'è il sentiero che ripercorre la cintura delle trincee di Massone che controllavano Arco (la cui rocca è sulla sinistra della foto).
Cave di Monte Patone ad Arco
Dentro le Cave Basse, scavate nella roccia del dosso di Patone. Nel 1853 fu aperto
un altro fronte estrattivo poco più sopra, le Cave Alte.
Vedi le altre foto in Google Photo.
Si sale alle cave attraverso un roccioso paesaggio agricolo ad olivo, messo a coltura nella seconda metà dell'Ottocento dal proprietario di cave Giovanni Meneguzzi e caratterizzato dai muretti a secco che delimitavano gli appezzamenti e allo stesso tempo "spietravano" il terreno sassoso.
A fine carriera, le cave di pietra del Monte Patone erano usate soprattutto per ricavarne condotte e tubazione idrauliche. L'impiego per farne lavatoi e tubazioni pubbliche ebbe il suo massimo sviluppo nel
GPS Bosco Caproni
A sinistra l'anello delle trincee, a destra l'anello di visita alle cave con ritorno per la
antica stradella fra terrazzi ("fratte") e muretti a secco di stampo mediterraneo.
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
corso dell'Ottocento, poi l'attività entrò in crisi con l'avvento delle tubazioni in metallo.
Oggi i vuoti lasciati dalle cave vengono usate anche dagli arrampicatori che frequentano la sottostante falesia di Policromuro e sono scaglionate in due gruppi ("Basse" e "Alte") lungo la mulattiera di servizio che sale verso il belvedere posto alla sommità del dosso di quota 230, dov'era posta la casetta dei minatori e dove il proprietario costruì anche il suo "buen retiro" una volta cessata l'attività.

domenica 25 dicembre 2016

Mercatini di Natale e localini a Bolzano: occhio alle recensioni sui social

Le recensioni bamba, quelle iperboli in libertà che nascondono realtà mediocri e producono cocenti delusioni, una volta arrivati sul posto...
mercatini bolzano
Indifferenza per i valori del luogo, una bella dose di cattivo gusto, attrazione fatale
per l'estetica del degrado. Un cafonal in versione gentrificata e politicamente cor-
retta, una variante trendy del più aggressivo gustaccio balcanico, tipo Croazia.
Un esempio per tutti: l'antico angolo del pesce nella piazza del mercato medioevale è ormai ridotto a fondale dell'ennesimo baretto inutile e dannosso, con la sua tappezzeria di cartelli, sgabelli e plastiche colorate. Ma nei social si legge:
"Fischbänke di Bolzano: bella la location (due enormi banchi del pesce in marmo bianco adibiti a tavoli), ottime le bruschette, feno-menale il famoso proprietario, il mitico Rino Zullo, più conosciuto come Cobo: ecco 3 motivi per pas-sare dal Fischbänke! Il locale, ormai un cult, esprime appieno il genio creativo di Cobo e le contaminazioni dei paesi in cui ha vissuto: un’esplosione di colori, note e sapori! Ordinate un Hugo, un paio di bruschette e regalatevi una chiacchierata con lui … fidatevi!"

mercoledì 21 dicembre 2016

Una mappa Lidar delle Alpi orientali

L'ultima mappa vettoriale OpenAndroMaps per OruxMaps è ora "appoggiata" su un profilo dei rilievi alpini fatto con una scansione al laser.
OruxMaps
Dettaglio attorno a Cima Fornace, vicino a Passo Manghen. In grigio il sentiero che
ho mappato in OpenStreetMap qualche mese fa e che è stato automaticamente "ri-
succhiato" nelle mappe OpenAndroMaps (vengono aggiornate ogni due o tre mesi).
Nota: in OSM la quota di Cima Fornace è attualmente segnata una ottantina di me-
tri a Nord-Est della sua reale posizione sul terreno. Andrà corretta...
Il rilievo del terreno effettuato col Lidar (un radar a fascio di luce) è più preciso, le distanze e le curve di livello sono più attendibili.
Delle tante mappe disponibili a noi interessa la "Alps_Ost", che è ag-giornata al 10 dicembre 2016, pesa circa 640 Mb e copre il tratto di arco alpino dal Lago di Costanza alle Alpi Slovene, comprese le prealpi italiane dal bresciano al Carso triestino.
È stato migliorato anche il set di simboli che ora si chiama "Altitude 4" (a noi interessa il sub-set "Hiking", cioè escursionistico).
Anche il set di simboli si può installare sullo smartphone direttamente dal sito OpenAndroMaps.com che fa parte della benemerita galassia OpenStreetMap, che mi meritevole di un sostegno tangibile (donazione di qualche Euro) anche perchè mappa e simboli sono completamente gratuiti.

sabato 17 dicembre 2016

Il Sentiero del Tamazol sopra Caldonazzo

Il Dosso Tamazol passa inosservato a chi guarda dal fondovalle, ma è un bel punto panoramico sulla Valsugana e sul lago di Caldonazzo. Raggiungerlo con un'inaspettata e ardita ferratina è una bella sorpresa, almeno quanto il panoramico e aereo percorso di ritorno all'auto.
sentiero del tamazol
A volte la montagna minore sa offrire scorci e sensazioni inaspettati,nascosti a due passi da casa. Lo Spiazzo Tamazol, con le sue erbe gialle, si trova sulle pendici del Monte Cimon, dirimpettaio della Vigolana. Più indietro la Marzola e sullo sfondo il Brenta.
sentiero del tamazol
Se la salita si avvale di una ripida ferratina, al ritorno si compie un ampio e sug-
gestivo giro con passaggi, ponticelli e viste aeree sulla Valsugana.
Vedi le altre foto in Google Photo.
Il sentiero del Tamazol ha inizio a quota 565, a un quadrivio di strade forestali ai piedi del Monte Cimon, tra la valletta del torrente Centa e la strada dei Kaiserjaeger, pratica-mente sopra Caldonazzo.
Sale ripido e in parte attrezzato il versante nord del Monte Cimon dell'altipiano di Vezzena, dapprima nel bosco e poi lungo sottili crestine di roccia ben servite da corda metallica. Richiede fermezza di piede e assenza di vertigini.
GPS sentiero del tamazol
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Il Dosso Tamazol è uno spiazzo erboso a 1.070 metri di quota, aperto con bella vista sulla conca di Levico e Caldonazzo.
Il rientro all'auto segue un percorso ampio, vario, interessante e ricco di scorci panoramici e passaggi affascinanti su ponticelli e stretti sentieri affacciati sul precipizio.
L'ultimo tratto, infine, avviene su forestale che attraversa una faggeta.
L'escursione è nel complesso facile ma va affrontata solo da chi non soffre di vertigini e ha, come si dice, "fermezza di piede". Il tratto