lunedì 11 dicembre 2017

Da Malles a Sluderno lungo le vene d'acqua

Camminare a fianco degli antichi Waale venostani è un'esperienza forse unica. Arrivare e ripartire col treno è altrettanto inconsueto. Le due cose insieme sono una cosa rara.
Leitenwaal e Berkwaal a Sluderno
Un'ariosa veduta dell'alta Val Venosta: l'ampia conca di Glorenza è posta all'imbocco della Val Monastero (che porta alla Svizzera protestante) ed è sovrastata dai pini della collinetta di Tarces (con la sua chiesetta medioevale). Sulla sinistra la città murata di Glorenza e sulla destra i tre campanili di Tarces, Laudes e Malles, con sullo sfondo la valle di Slingia, sovrastata dalla piramide rocciosa del Piz Sesvenna. Ancora più a destra, si distingue la macchia bianca dell'abbazia benedettina di Montemaria, sorta come avamposto cattolico contro il mondo protestante della Svizzera calvinista.
Leitenwaal
Il Leitenwaal, uno dei due Waale che, alimentati dal Saldurbach, scorrono in destra
e in sinistra orografica della Matscher Tal/Val di Mazia, sopra il centro di Sluderno.
Oltre al Griggwaal (intubato) altri due Waale servono ancora oggi le cotivazioni del-
la zona: il Quaderwaal e il Ebnetwaal.
Vedi le altre foto in Google Photo.
GPS Leitenwaal e Berkwaal a Sluderno
La ferrovia della Val Venosta termina a Malles (dove scendiamo). Alla fine del giro
la si riprende alla stazione di Sluderno.
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
In alta Venosta si può fare, anche se molti tratti degli antichi canali di irrigazione sono stati tombati, cioè interrati. Infatti se ne trova ancora traccia sotto forma di percorsi e sentieri. Bisogna però armarsi di pazienza, e saper distinguere tra i nomi inventati dalle Aziente Turistiche e quelli originari: a Malles paese l'antico Mitterwaal (Waal di mezzo) è stato appunto "tombato" ad opera della stradina campestre Matscherweg (Via di Mazia) a sua volta sovrapposta al Sonnenberg (Sentiero del Sole) e raccapezzarcisi non è così semplice. Ma è solo un esempio.
Le due attrattive dell'escursione sono il Leitenwaal e il Berkwaal, i due canali d'acqua alimentati dal torrente Saldurbach/Saldura, a monte di Sluderno.
Li percorriamo entrambi. Arrivando da Malles ci immettiamo sul Leintenwaal e lo risaliamo fino allo "snodo" del Rio Saldura, dove ci infiliamo lungo il Berkwaal che ci porta fin sopra il Castel Coira, praticamente a Sluderno.
Ancora quattro passi e siamo alla stazione della ferrovia venostana, dove possiamo risalire in treno.

martedì 5 dicembre 2017

I canederli trentini (ricetta dialettale)

A onor del vero andrebbe detto che un "canederlo trentino" distinto e diverso da quello austriaco non è mai esistito. Il Trentino è sempre stato l'estrema propaggine meridionale del mondo tirolese e allora, nato "todèsk", il canederlo si manteneva tale anche in terra trentina...
canederli
In quanto a diffusione nelle "terre alte", i canederli se la battono con la polenta
le patate. In questa foto i canederli accompagnano uno stufato di montone in
alta Val Senales.
Il canederlo è sempre stato austriaco e in quanto tale mitteleuropeo e sovranazionale proprio come l'impero asburgico. Nelle diverse regioni a cambiare sono solo i nomi: Knödel o canederli per me pari son.

Per fare dei canéderli col brodo e col ragù
se ciapa del preźemolo e se lo taia su,
farina, óvo e źigole, luganeghe col spéck,
pan vecio senza migole e 'n toc de formai sgnèc.

Se fa balòtole col pan gratà

tre', quatro fregole de ai pestà
'na meʒa chichera de lat e vin
èco i canederli del nos Trentìn.

Ensèma coi canederli noi altri ghe magnàn

'na tesa de luganeghe e 'n toc de smacafàm
ne pias polenta e fìnferli, la mòsa con él lat
capuśi con le scódeghe che vanźa fór dal piat.

Par la maiolica inoltre gh'è

capuśi e crauti su per Piné;
g'aven le trote gió lì a Toblìn
col vino santo e 'l Marźemìn.

giovedì 30 novembre 2017

Le Dolomiti viste da Venezia

Le riprende il veneziano Marco Contessa, che perfora la foschia grazie alla bora e annulla le distanze col teleobiettivo.
Da parte mia non ho qualche difficoltà a credere che questo scatto novembrino sia
un "fake", cioè un fotomontaggio o qualcosa di simile.
Scatti ripresi con un potente teleobiettivo dal Lido, a mano libera e, come ci tiene a precisare l'autore, senza alcun filtro o post produzione.
La nitidezza è dovuta a condizioni meteo eccezionali.
La foto è stata scattata appena dopo che il vento ha spazzato via le polveri sottili portando temperature un po' più rigide ma, in compenso, poca umidità.
Un mix che ha permesso di perforare la foschia che solitamente copre la pianura e nasconde il profilo dell'arco alpino.
I dietrologi complottisti le trovano così perfette da sollevare qualche dubbio: meteo eccezionale o Photoshop?
Le Dolomiti viste da Venezia
Ma basta ritagliare una porzione del file ed ecco che l'inquadratura trasmigra in uno spazio tutto suo, sfuggente e indefinibile perchè precariamente sospeso tra la realtà e l'immaginazione. E allora vediamo: come si chiama la vetta centrale, quella che sovrasta il campanile di San Marco (la cui lanterna sarebbe peraltro un ottimo punto d'osservazione)?



L'arco alpino visto dalla laguna veneziana
Questa invece è mia. L'ho scattata dopo un temporale estivo dalla laguna di Pellestrina, tra Chioggia e Venezia, con un semplice obiettivo da 35 mm (a metà strada tra il "normale" e il "grandangolo"). Anche così si distingue l'andamento generale dei monti dell'entroterra. Che gran peccato non avere avuto un buon tele nello zaino!

lunedì 27 novembre 2017

Il rafano nell'orto e il bollito in tavola

Nei negozi non lo si trova più, bisogna coltivarselo da soli nell'orto di casa. Solo così i bolliti possono goderne come si deve.
rafano o cren
Come si fa la raccolta: il rafano si raccoglie quando la radice ha raggiunto una
buona dimensione (dai 15 ai 30 centimetri), in genere il secondo o il terzo anno
dall'interramento. Il periodo di raccolta è quello autunnale, e continua poi per tut-
to l’inverno. Consumeremo le più grandi, mentre potremo ripiantare le più picco-
le, in tal modo si perpetua la coltivazione e si mantiene una produzione.
La radice di rafano (o Kren, in tedesco) è scomparsa da tempo dai banchetti dei verdurai: è vero che la si trova sugli scaffali dei supermercati, ma sempre e solo sotto forma di salsa.
Eppure il rafano grattugiato sarebbe "la morte sua" per le pietanze a base di bollito di carne.
Anche se tutti, tranne i triestini con il loro buffet, se ne sono dimenticati.
Eppure non è difficile da coltivare.
rafano o cren
Come conservare le radici: sostanzialmente va consumato fresco. A temperatura
costante tra i 7 e i 15 gradi e umidità deve costante al 60-65%. Il metodo migliore
per conservare la radice di rafano è quello di disporre i singoli fittoni su strati di
sabbia alternati (dura 7-10 giorni). Oppure nello scomparto dell’ortofrutta del fri-
go con le radici ben pulite e avvolte in della carta leggermente umida (4-5 giorni).
Per durate maggiori possono essere congelate nel freezer di casa. In foto: La radi-
ce di rafano dopo un anno dall'interramento nell'orto di casa. A destra due scatti
"industriali" provenienti dal Nord, coltivazioni estensive.
E' una rustica pianta perenne che non richiede attenzioni particolari.
Bisogna solo aspettare uno o due anni dopo averla messa a dimora.
Ma poi, dal secondo o dal terzo autunno, possiamo cominciare a estrarre dal terreno qualcuna delle radici, avendo sempre cura di non ammazzare la pianta, pro-futuro.
Una volta interrate le radici a forma di carota, nel giro di un mese la pianta è ambientata e cresce rigogliosa.

Come moltiplicare le piante: si toglie una pianta dal terreno con l'aiuto di una vanga. Si tolgono le lunghe foglie e si divide l'apparato radicale in più parti, facendo attenzione che ciascuna porzione sia provvista di alcuni "occhi" da dove spunteranno le nuove gemme. L'operazione va fatta a inizio primavera oppure in autunno.
bollito misto con rafano o cren
La lingua salmistrata va molto d'accordo col rafano grattugiato direttamente nel piatto, secondo l'uso che ancora se ne fa nei famosi buffet triestini, le mitiche officine dove si fa il misto en caldaia. Nel mondo tedescofono il Kren (così infatti è chiamato il rafano) accompagna affettati, carni bollite, roast-beef, pesce affumicato e altre pietanze ancora.

lunedì 20 novembre 2017

Impronte partigiane da Zambana a Molveno

La storia dimenticata della Missione Vital, la radio partigiana attiva nell'estate del 1944, che trasmetteva dalle falde del Brenta.
radio partigiana vital brenta
Aprile 2008: il blog bolzanino "Terre Alte", curato da una nipote del partigiano
Franco Bonatta (qui al centro) pubblica un post dal titolo "Una voce dal Brenta",
dove si riassume la vicenda riprendendola dalla rivista ufficiale dell'ANPI.
Fino a questa estate 2017 le informazioni sulla "radio partigiana" del Brenta si limitavano a spiegare i motivi e le difficoltà della "Missione Vital", nome in codice con cui i comandi militari alleati si riferivano alla stazione trasmittente clandestina impiantata sopra il Lago di Molveno, tra i primi "crozi" del Brenta dai partigiani bolzanini e valligiani di Molveno.
radio partigiana vital brenta
Agosto 2017: il quotidiano on-line "Il Dolomiti" ospita un ampio articolo firmato
Luca Pianesi, che finalmente entra nel merito. Lo fa riferendo della testarda ricer-
ca di Pierluigi Congedo, un avvocato italiano Fellow al King’s College di Londra,
già Senior Lecturer di diritto internazionale in un college di Cambridge. L'atipico
avvocato, amante e studioso di storia contemporanea, da sempre era rimasto incu-
riosito da un racconto udito dalla madre Anita Clementel, che era nata a Fai della
Paganella...
I pochi riferimenti geografici erano approssimativi e in qualche caso addirittura fuorvianti.
A titolo d'esempio riporto un intervento di micro-storia locale (per il resto lodevole) dove la radio viene erroneamente localizzata al "Coel dei Casinati", località in destra orografica della Val delle Seghe, lungo un antico percorso che risaliva fino al Croz della Selvata.
"I Comandi alleati si rendono ben presto conto dell'importanza della linea del Brennero per l'approvvigionamento delle truppe germaniche sul fronte italiano. E' così che entrano in scena i partigiano prof. Senio Visentin, originario di Spormaggiore, Andrea Mascagni ed Enrico Pedrotti, che organizzarono l'operazione denominata significativamente «Missione Vital».
radio partigiana vital brenta
La "location" di Radio Vital è questa qui: un "coel" (così sono chiamati i ripari
sotto roccia usati dai pastori di pecore). Il mistero è stato risoltograzie all'avvocato
londinese Pierluigi Congedo il mistero è svelato. Un "coel" che è stato riconosciuto
dal 94enne Lee Palsen, che vive negli USA. I tre nella foto hanno rinvenuto tracce
riferibili alla attività di trasmissione della "Vital". I reperti, fotografati, sono stati
riconosciuti dal novantaquattrenne Lee Palsen. (foto da"Il Dolomiti").
Si tratta di metter in funzione una ricetrasmittente che fornisca tutte le notizie utili per mettere in difficoltà i collegamenti tedeschi. La zona prescelta per metter in opera questa «quinta colonna» è costituita dai contrafforti del Gruppo di Brenta, sopra Molveno. Per la riuscita dell'impresa occorrono dei basisti locali, che sono individuati in Donini Celestino (Guido), Silvio Nicolussi (Matteo), Pio Nicolussi (Fazio).
radio partigiana vital brenta
La postazione di Radio Vital, sopra l'imbocco della Val delle Seghe, che da Molve-
no si addentra nel Gruppo di Brenta. Ai binocoli del comando nazista di stanza al-
l'"Hotel Molveno" appariva come un semplice e innocuo salto roccioso.
L'operazione ha inizio nell'estate del 1944. Nella zona di Feltre viene paracadutato il radiotelegrafista Matteo Brunetti con il suo prezioso armamentario. Ad accoglierlo per accompagnarlo a Trento viene inviato il prof. Senio Visentin; da qui nella prima domenica di luglio si giunge a Molveno, nel giorno successivo si arriva a destinazione al Coel dei Casinati, le peripezie del viaggio sono state molte: da Trento a Lavis sulla traballante Trento-Malè, da qui a piedi fino alla stazione di partenza della Funivia a Zambana Vecchia, il punto cruciale è però eludere la strettissima sorveglianza al passo del Santel. Superato questo a piedi si raggiunge Molveno.
La missione Vital trasmise notizie su notizie, raccolte dai tre basisti molvenesi, attraverso le sue trasmissioni
radio partigiana vital brenta
La sede della Wehrmacht si trovava all'"Albergo Molveno", dall'altra parte del
lago, perfettamente visibile ai binocoli della Missione Vital. La foto è presa dalla
curva di quota 1.253, lungo la forestale che dai Fortini Napoleonici sale a Malga
Andalo, sul margine superiore del salto di roccia entro cui era annidato il Coel.
giunse anche la voce di Palmiro Togliatti (Ercoli). Ad aggiungersi alla comitiva venne ben presto un pilota americano, Lee Palsen di New York, sceso con il paracadute sulle pendici della Paganella, dopo che il suo aereo, un grosso Liberator, venne abbattuto dalla contraerea tedesca.
Al vettovagliamento della comitiva provvedevano, fra mille rischi e difficoltà i tre molvenesi. I rischi crebbero dopo l'impresa del 26 ottobre.
radio partigiana vital brenta
L'aviatore Lee Palsen sapeva disegnare, e prendeva appunti. Dal suo blocco da
disegno risulta che non era attentissimo ai problemi di sicurezza. Nomi e cogno-
mi della cellula che l'ospitava sono in chiaro, pronti per qualsiasi caporale della
Gestapo nazista: beata ingenuità!
La vicenda ha inizio, quando attraverso i messaggi di radio Vital arriva l'ordine dei Comandi alleati di recarsi a Malga Flavona per il recupero di materiale esplosivo da usufruire per far saltare i ponti dell'Adige fra Trento e Bolzano. L'operazione, complessa e delicata, fallì per l'imprudenza di un giovane partigiano, Sergio Brosio che, giunto con l'amico Aldo Iseppi all'arrivo della Funiva a Fai, venne perquisito e trovato in possesso di una rivoltella, questo incidente mise in Tilt l'intera operazione e fece fare a Donini e Nicolussi (Vec) una memorabile sgroppata attraverso il Brenta (⁸).
Durante l'amministrazione del Commissario prefettizio Giordani si provvide a una prima sistemazione della piazza Marconi, con asportazione di orti e «cort» (letamai). Con  la fine del conflitto (importanti colloqui pre-armistiziali si erano svolti al Santel di Fai (Villa Loj) il due maggio 1945, venne nominato dal Comando alleato quale sindaco Celestino Donini,
Celestino Donini
Il ritratto a carboncino di Celestino Donini fatto dall'aviatore Lee Palsen ed il
figlio di Donini fotografato alla "Baita Ciclamino", a Molveno. A Celestino Doni-
ni è intitolato il sentiero attrezzato che dal Ciclamino s'inerpica a Malga Andalo.
su segnalazione del C.L.N.. I problemi da risolvere erano enormi, si doveva in primo luogo separare i due Comuni dall'unione imposta dal Fascismo nel '28, vi era bisogno di rivedere i criteri di distribuzione del legname delle selve, patrimonio plurisecolare della comunità, fortemente intaccato dagli abusi del periodo bellico, ma quel che più dava da pensare era la situazione occupazionale, che, con il rientro dei reduci, si faceva sempre più precaria. Uno spiraglio parve aprirsi con l'apertura dei cantieri della SISM: così grazie al sacrificio del bene più prezioso per Molveno: il suo splendido lago, si dava modo ai diretti interessati di raccogliere almeno le bricciole.
La cartografia 4Land della zona. La freccia indica la curva di quota 1.253, sotto alla
quale si trovava il coel di Radio Vital.

(⁸) Le disposizioni erano precise: nessuna arma indosso, per evitare il benchè minimo sospetto. L'arresto del Brosio (finirà i suoi giorni a Mathausen) e dell'Iseppi e la rapida dispersione dei componenti il primo gruppo di partigiani (troveranno rifugio nella cantina dell'albergo Lasteri a Molveno), rende inutile l'opera del secondo gruppo (quasi tutti operai della Caproni di Gardolo), accompagnati da Ivo Monauni e Bruno Zambiasi. Questo secondo gruppo si porta a Malga Spora dove si divide, i due partigiani Zambiasi e Monauni scendono a Molveno per incontrarsi all'albergo Lasteri con il capitano Montesi, dove rimarranno fino a quando il controllo si sarà allentato e gli altri verso Malga Flavona. Sul far della sera di quel tragico

venerdì 17 novembre 2017

La guerra, le valli e i traffichini. Pecunia non olet, soprattutto in questi anni senza memoria.

Certe fortune del dopoguerra e degli "anni del boom" hanno avuto una dubbia origine. E' il caso - ma è solo un esempio - di una grande catena di supermercati trentina. Tutto iniziò dal nonno borsanerista che batteva le valli... La Val di Cembra soprattutto...
borsaneristi
"La campagna era piena di sfollati: le stalle, i fienili, le capanne, ospitavano le famiglie
degli impiegati, degli operai, dei borghesi, e i contadini accrescevano il loro guadagno
trafficando con le uova, la farina, il lardo, il latte, il vino, le patate, la carne dei vitelli
di proprietà padronale, accusando poi i tedeschi di averli razziati."

(AA.VV, "Storie della Resistenza", Sellerio
Editore, Palermo, 2013, pag. 71)
Nelle valli oltre ai contadini c'erano i borsaneristi. Proliferavano gli avvoltoi che approfittavano della situazione, gente che anticipava i tempi nostri, popolati da ridanciani affaristi che (per esempio) quando sanno del terremoto dell'Aquila sghignazzano sui morti e si fregano le mani in vista degli affari imminenti.
I furbetti di valle e di paese replicano in piccolo la grande storia di Ferdinand Porsche, l'entusiasta socio industriale di Hitler che oggi nessuno si sogna di associare ai campi di concentramento. O degli eredi del dott. Mengele, la cui fabbrica di trattori messa su nel dopoguerra alla periferia di Lana (Merano) non è mai stata contestata. Pecunia non olet, e figuriamoci se non è stato così nel nostro Trentino, patria della Controriforma, dove il confessionale ripulisce ogni colpa molto più che altrove.

martedì 14 novembre 2017

Pomodori verdi marinati per quando arriva l'autunno

pomodori verdi marinati
L'aceto rosso ha colorato la marinata, ma non è un problema.
A fine stagione c'è sempre qualche pomodoro che fatica maturare. Questi ritardatari sono insidiati dal freddo proprio mentre le brinate mattutine e le prime gelate sono alle porte.
In fondo perchè gettarli se si possono facilmente salvare marinandoli con acqua, sale, zucchero e aceto?
Soprattutto perchè l'operazione di salvataggio si rivela una cosa veramente veloce: servono solo 50 grammi di sale grosso, un cucchiaio da cucina di aceto, un cucchiaio da cucina di zucchero. E acqua, naturalmente.
Poi, ma solo se si vuole, una spruzzata di aglio e peperoncino macinati (ma non è indispensabile).
Quello che invece serve sono i rametti di timo, ormai secchi in questa stagione, che vanno proprio bene per insaporire la marinata. In alternativa: aglio e semi di finocchio.
pomodori verdi marinati
Nell'orto di casa i rametti del timo aromatico sono ormai secchi e proprio per questo contribuiscono al meglio nell'insaporire questa pomodorata in agrodolce che metteremo in tavola d'inverno, secondo la migliore tradizione delle zimnica, com'erano chiamate quelle conserve invernali così diffuse nella tradizione del Nord-Est mitteleuropeo, asburgico e balcaneggiante.