domenica 15 ottobre 2017

Al Bivacco Battaglione Ortles da Passo Gavia

E' attestato sulla cresta sud del Piz Umbrina, una cima secondaria della più nobile Punta di San Matteo, una delle 13 Cime che compongono la catena Cevedale-Pizzo Tresero e che - almeno un tempo - erano una classica traversata d'alta quota su neve e ghiaccio.
Bivacco Battaglione Ortles
Il piccolo promontorio che ospita il Bivacco Battaglione Ortles, lungo il crestone meridionale che dal Piz Umbrina (Pizzo di Vallombrina o Cima di Val Ombrina) scende a Passo Dosegù. Il bivacco si trova a 3.100 metri di quota circa e qui è visto dal sentiero di guerra che porta alle opere di guerra del Piz Umbrina (vedi prossimo post).
Bivacco Battaglione Ortles
Il bivacco è ricavato dai resti di un baraccamento di guerra posto a 3.100 metri
di quota, lungo la cresta meridionale che unisce il Piz di Val Umbrina (m. 3.220)
al Passo Dosegù. Lo si raggiunge salendo direttamente da Passo Gavia oppure,
ma con percorso più lungo, dal versante trentino. In questo caso occorre partire
dal Lago di Pian Palù, in Val di Peio.
Vedi le altre foto in Google Photo.
Oggidì il Piz Umbrina (solo 100 metri e venti minuti più in alto del bivacco) si raggiunge in scarpette da ginnastica.
Solo il San Matteo è ancora innevato, ma appare lontano, quasi appartenesse ad un altro mondo.
Siamo però parecchio in su, 3.150 metri a dirla tutta, e quando il sole va a dormire la quota si fa sentire.
Ma la vecchia baracca in legno, ricavata da un riparo militare italiano della WW1 risistemato, nel 1972, fa ancora il suo dovere e così, aiutati dai sacchi a pelo, ce la caviamo egregiamente: materassi e coperte per fortuna non mancano.
La sera, appena arrivati, siamo saliti al Piz Umbrina, interamente occupato
GPS Bivacco Battaglione Ortles
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.

dai resti dei trinceramenti di guerra, del resto molto ben conservati).
Il ritorno al bivacco è stato bellissimo, col sole che tramontava, le ombre che si allungavano e la prospettiva di una bella mangiata al riparo delle raffiche gelate.

Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 2.615 (parcheggio)
Quota massima raggiunta: m 3.104 (bivacco)
Dislivello assoluto: m 489

martedì 3 ottobre 2017

E chi si ricorda più di Luigi Fantoma?

Luigi Fantoma, noto anche come Martanell o Re di Genova, era un ruspante boscaiolo e segantino, oltre che gran cacciatore. Come lui ce n'erano tanti, nelle valli alpine di fine Ottocento.
rifugio larcher
Le prime guide alpine provenivano dalle file dei cacciatori di orsi e di camosci, co-
me i tre della foto qui sopra che sono (da sx) i rendenesi Giovanni Botteri, Luigi
Fantoma (detto il re di Genova) e Giovanni Catturani. Accompagnarono Julius Pa-
yer nelle sue esplorazioni cartografiche dei gruppi Adamello e Presanella. Julius
Payer dedicò al Botteri una cima della Presanella. Il rifugio "Cevedale" (nella foto)
fu costruito nel 1882 a 2607 metri di quota. E stato ampliato nel 1908 e nel 1954.
orso trentino
Orme d'orso a Malga Termoncello, nel Gruppo di Brenta. "La Cassa provinciale
pagava un premio di 15 bavare per un maschio e 20 bavare per una femmina."

(in Bignami, "Luigi Fantoma detto il Re di Genova", in "L'eco dello Sport", 30
settembre 1882, pag. 314)
"Luigi Fantoma è stato uno dei personaggi di rilievo della Valle, conosciuto per la sua abilità di cacciatore, in particolare di camosci e orsi, di cui pare ne abbia abbattuti circa 50, ricevendo lauti compensi dallo stato austriaco. Dopo il ritorno dalla leva militare, non trovando più nel paese i vecchi amici e parenti, si ritirò a vivere in Val Genova insieme alla moglie, la bionda Giovanna, e costruì una casetta in legno in località Ragàda. La valle, in inverno, era completamente isolata, ricoperta da molti metri di neve. D’estate era meta di nobili austriaci che lì organizzavano escursioni e battute di caccia sull’Adamello. Fantoma divenne quindi una delle loro guide preferite, ed è in questo modo che conobbe, tra gli altri Julius Payer, Albrecht Wachtler, addirittura la regina Vittoria di Germania, che lo vuole incontrare personalmente. Fu inoltre d’aiuto proprio a Julius Payer, sia durante la prima esplorazione del massiccio Adamello-Presanella, come guida, sia durante la creazione della prima carta topografica della zona." (dal sito http://www.campigliodolomiti.it)
Gli abitanti delle terre alte contesero palmo a palmo le praterie delle malghe all'orso e al lupo: innanzitutto nelle terre tedesche (che avevano i masi in alta quota) ma anche in quelle trentine (che fino al 1918 facevano parte dell'Austria) e che in alta quota avevano le malghe, indispensabili all'economia di montagna.
malga tassulla
Nei mesi estivi pecore e capre, oltre alle manze, ai vitelli e alle vacche da latte, popolavano le praterie delle malghe. Liberate dalla presenza predatoria dell'orso, anche le terre alte potevano ospitare l'uomo. In Sudtirolo l'avevano capito da un pezzo che "orso" e "maso" non potevano coesistere, e continuano a capirlo anche adesso. Nella foto lo stallone di Malga Tassulla, ora esposto ai raid predatori dell'orso reintrodotto dal progetto "Life Ursus".



martedì 19 settembre 2017

Fasoi en bronzon ricetta classica

Fagioli borlotti, pancetta e cipolle. Bolliti e poi ancora ribolliti, ma sempre a fuoco lento. Oggi si direbbe "comfort food", qualcosa di adatto alle alle serate fresche e alle giornate d'inverno.
fasoi en bronzon
Li mangio da soli perchè secondo me sono un piatto autosufficiente... e del resto
anche Milo, la new-entry di casa, sembra pensarla allo stesso modo...
E' veramente tempo perso cercare di trovare i fasoi en bronzon  nei resort, nelle spa e nei finti "rifugi" di Dolomiti Unesco.
Inutile perchè questo è un mangiare saldamente radicato nelle abitudini di vita e nelle tradizioni alimentari dei contadini di montagna, ed è quindi di fatto incompatibile col trend&brand attuale.
fasoi en bronzon
I borlotti secchi vanno innanzitutto fatti rinvenire lasciandoli per una notte in acqua:
devono essere poi lasciati bollire per una mezz'ora abbondante. Questo è il loro
aspetto una volta scolati e lavati in acqua corrente. Pronti per il bronzòn, la pentola
pesante adatta alla cottura lenta.
Veniva preparato con le scorte della stagione precedente, quelle riserve alimentari che permettevano di arrivare all'estate successiva, e per prepararlo occorrevano tempi lunghi, ore e ore, a conti fatti.
Bisogna pensarci, ed organizzarsi, fin dalla sera prima: i fagioli secchi vanno infatti messi in ammollo per una notte intera.
E solo dopo essere rinvenuti possono essere lessati per circa 40 minuti (calcolare il tempo da quando l'acqua bolle, vanno poi scolati per liberarli dalla schiuma).
fasoi en bronzon
I fagioli scolati vanno semplicemente aggiunti al soffritto e agli aromi. 
Nel frattempo le massaie facevano soffriggere in olio la cipolla e la pancetta, in parti uguali (diciamo 150+150 grammi su mezzo chilo di fagioli secchi).
E questo era solo l'inizio della cottura vera e propria: bisognava infatti provvedere ai sapori, cioè ad insaporire e aromatizzare.
Io aggiungo mezzo bicchiere di vino e mezzo d'acqua più un dado da brodo, e condisco con pepe, due spicchi d'aglio, 5 o 6 foglie di alloro e un cucchiaio di concentrato di pomodoro.
Spolverando con peperoncino rosso a piacere i fasoi en bronzòn prendono quel fondo piccante che fa la differenza.
fasoi en bronzon
Mezz'oretta di cottura finale a fuoco basso con qualche rimescolata, e sono pronti per la tavola. Buoni anche da freddi.


giovedì 14 settembre 2017

Cima Rosa da Passo dello Stelvio

Questa è un'escursione breve e facile. Porta a un tremila poco frequentato, che si trova in una posizione invidiabile, proprio all'incrocio fra Svizzera, Lombardia e Sudtirolo: Cima Rosa in italiano, Rötlspitz in tedesco, Piz Cotschen in romancio. Panorami ampi e grandiosi.
Cima Rosa Piz Cotschen Rötlspitz
Questo è lo spicchio di panorama rivolto verso l'Ortles, qui esattamente al centro della foto. Ma da Cima Rosa la vista è circolare, senza interruzione alcuna. E individuare le singole vette verso la Svizzera è impresa impossibile, ma almeno si individuano il Bernina e il Disgrazia, grazie al bianco dei (pochi) ghiacci.
Cima Rosa Piz Cotschen Rötlspitz
La Dreisprachenspitze/Cima Garibaldi riproduce la situazione già vista sopra il
Lago di Resia, dove anche oggi su un'unica cima (la Dreiherrenspitze/Piz Lat)
convergono i confini di tre stati: in quel caso Svizzera, Austria e Italia. L'edifi-
cio merlato è il piccolo Rifugio Garibaldi.
Vedi le altre foto in Google Photo.
Prima della WW1 lungo queste creste convergevano i confini di tre stati: Confederazione Svizzera, Impero Asburgico e Regno d'Italia; durante il conflitto cime e forcelle erano fortemente presidiate, perchè si trovavano lungo il fronte di prima linea. Delle opere di guerra sono rimaste evidenti tracce, in parte anche accompagnate da tabelle esplicative.
GPS Cima Rosa Piz Cotschen Rötlspitz
Al parcheggio si arriva dopo i 48 impegnativi tornanti della strada dello Stelvio.
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Il massacro edilizio provocato dallo sci a Passo dello Stevio richiederebbe un discorso a sè. Comunque, appena lasciata l'auto bisogna scappare veloci dalla grottesca congestione del Passo e salire in fretta la cinquantina di metri che ci separa dal piccolo e sovraffollato Rifugio Garibaldi.
La piccola costruzione in stile eclettico-medioevale occupa il cocuzzolo dove convergono i tre confini odierni: Svizzera, Lombardia, Sudtirolo, cocuzzolo che prende significativamente il nome di
Dreisprachenspitze (cima delle tre lingue, Piz da las Trais Linguas, in romancio) sbrigativamente tradotto in Cima Garibaldi.
Da lì in poi l'affollamento cala rapidamente, e s'azzera man mano che il sentiero prende pendenza e si inerpica lungo la

domenica 3 settembre 2017

Alpinismo urbano sopra Merano: dalla Leiteralm ai masi Hochmuth con ritorno a Vellau

Si meriterebbero il titolo di "vie delle bocchette meranesi": sono due brevi percorsi tagliati nella roccia a strapiombo della Mutspitz, proprio sopra la collina di Tirolo.
Hans Frieden Felsenweg
Sbarcati dalla cestovia alla malga-ristoro Leiteralm (situata lungo l'Alta Via Meranese), si imbocca il tratto dell'Alta Via Meranese chiamato "Hans Frieden Felsenweg", che sale fino a Hochmuth (dove si trova anche la stazione a monte della importante funivia Dorf-Tirol-Hochmut. Il sentiero, scavato nella roccia viva, è stretto e molto esposto. Richiede fermezza di piede e assoluta mancanza di vertigini. Questo è il ramo in salita della gita.
Vellauer Felsenweg
Si torna all'auto scendendo per la "Vellauer Felsenweg", altro sentiero scavato
nella roccia e anch'esso molto esposto.
Vedi le altre foto in Google Photo.
Si lascia l'auto al parcheggio principale di Vellau, che si trova a qualche passo dalla partenza della simpatica cestovia, peraltro dotata anche lei di parcheggio. Volendo si può portarsi a Vellau in seggiovia da Plars, nel fondovalle, ma in questo caso non bisognerà attardarsi a mangiare in quota, perchè la seggiovia chiude presto.
Comunque, una volta saliti alla Leiteralm con la cestovia, ci si immette nell'Alta Via Meranese (contrassegnata dal n. 24 della numerazione AVS).
GPS Leiteralm Hochmut Vellau
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Il percorso che sale ai masi della Muta è breve e anche il dislivello è contenutissimo (appena 150 metri). Ma va detto che può diventare terrificante per chi soffre di vertigini: lo stretto sentiero è ricavato direttamente nella roccia, come accade per le celebri Bocchette Centrali nel Dolomiti di Brenta.
Solo che qui siamo affacciati sulla conca di Merano e guardiamo dall'alto la Val Venosta e la Val d'Adige, che corre verso Bolzano.

Quote e dislivelli

domenica 27 agosto 2017

Bivacco Malga di Campo Secco (Val di Rabbi)

Questo meraviglioso bivacco è annidato nella sconosciuta Val Cercena, una collaterale destra della Val di Rabbi. Se ne stà appollaiato alle pendici del monte Polinàr, proprio di fronte alla malghe di Monte Sole, Villar e Cercen ed è una perla di raro fascino.
Bivacco Malga di Campo Secco
Non è difficile da raggiungere ma non ci si può arrivare per caso: di fatto va considerato come la meta di una salita-discesa in partenza da Malga Stableti, sopra la località Fonti di Rabbi (un grazie a Rad per avermelo segnalato la scorsa estate).
Bivacco Malga di Campo Secco
Dal bivacco verso la il Prà di Saent, il tratto della Val di Rabbi che sale fino al
Rifugio Dorigoni.
Vedi le altre foto in Google Photo.
Un tempo qui c'era una malga alta, ora è già molto che il posto non sia stato dimenticato e abbandonato all'avanzare dei rovi e del bosco, come succede quando ci si trova ai margini dei grandi flussi turistici di origine urbana.
Da fuori sembra un rustico ricovero per malgari duri e puri, stazzonato e in progressivo abbandono.
GPS Bivacco Malga di Campo Secco
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
La sorpresa è tutta all'interno, sotto la metà "rifatta" del tetto a due falde, che comunque sono entrambe conservate più che bene. Ma è sotto l'altra falda della vecchia coperture in lamiera ondulata che si resta stupefatti.
E' uno schiaffo in faccia a tanti architetti ammalati di protagonismo e una lezione sul campo nel campo del riuso dell'esistente.
Non si direbbe, ma qui c'è proprio tutto: acqua, quattro letti a castello con materassi e coperte, legna, fornaséla, stoviglie, gas e tutto il resto, e anche di più...

Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 1.544 (parcheggio a Malga Stableti)

martedì 22 agosto 2017

Il Dutch Oven di Tex Willer, che va alla grande anche nel barbecue di casa

Il "forno olandese" è stato fra i protagonisti della corsa al West perchè faceva parte dell'attrezzatura di base del chuckwagon, il carro-cucina dei pionieri. E' tutt'ora diffuso e apprezzato fra gli amanti del barbecue di radice anglosassone: australiani, canadesi e nordamericani.
forno olandese dutch oven
Istruzioni per l'uso su come usare il dutch oven all'aperto.
Storia vuole che nel 1704 un inglese di nome Andrew Darby abbia imparato in Olanda come fabbricare queste pesanti pentole di ghisa, brevettandone poi il processo.
Nelle nuove colonie americane l'indistruttibile dutch oven entrò in uso fin dal 1710. Grazie alla sua robustezza, praticità e versatilità divenne rapidamente uno standard e poi un must.
Il forno olandese si può utilizzare sia sul ripiano di una stufa che sul fuoco diretto di un camino. Oggi questa pentola-forno è reperibile in tutte le dimensioni ma quella più utilizzabile è quella da 12 pollici (25 centimetri di diametro).
forno olandese dutch oven
Qui un Dutch Oven impiegato come pentola sul fogolar davert. Il coperchio con i bordi rialzati può ospitare delle braci per cuocere anche dall'alto, e in questo ricorda da vicino la peka delle coste e isole dalmate, che però non è in ghisa di fusione, ma più semplicemente in ferro battuto. Notare, in secondo piano in basso, uno sferico bronzìn coi sui bravi tre piedi.

forno olandese dutch oven
Due foto dall'angolo del barbecue di casa. Nel Dutch Oven "giusto" il coperchio dispone anche tre piedini, così può essere rivoltato a testa in giù sulle braci e utilizzato come piastra di cottura, oppure solo per mantenere al caldo le pietanze già cotte., oppure ancora il coperchio, sempre a testa in giù, può diventare un piatto di portata, capace di una grande riserva di calore.