martedì 19 settembre 2017

Fasoi en bronzon ricetta classica

Fagioli borlotti, pancetta e cipolle. Bolliti e poi ancora ribolliti, ma sempre a fuoco lento. Oggi si direbbe "comfort food", qualcosa di adatto alle alle serate fresche e alle giornate d'inverno.
fasoi en bronzon
Li mangio da soli perchè secondo me sono un piatto autosufficiente... e del resto
anche Milo, la new-entry di casa, sembra pensarla allo stesso modo...
E' veramente tempo perso cercare di trovare i fasoi en bronzon  nei resort, nelle spa e nei finti "rifugi" di Dolomiti Unesco.
Inutile perchè questo è un mangiare saldamente radicato nelle abitudini di vita e nelle tradizioni alimentari dei contadini di montagna, ed è quindi di fatto incompatibile col trend&brand attuale.
fasoi en bronzon
I borlotti secchi vanno innanzitutto fatti rinvenire lasciandoli per una notte in acqua:
devono essere poi lasciati bollire per una mezz'ora abbondante. Questo è il loro
aspetto una volta scolati e lavati in acqua corrente. Pronti per il bronzòn, la pentola
pesante adatta alla cottura lenta.
Veniva preparato con le scorte della stagione precedente, quelle riserve alimentari che permettevano di arrivare all'estate successiva, e per prepararlo occorrevano tempi lunghi, ore e ore, a conti fatti.
Bisogna pensarci, ed organizzarsi, fin dalla sera prima: i fagioli secchi vanno infatti messi in ammollo per una notte intera.
E solo dopo essere rinvenuti possono essere lessati per circa 40 minuti (calcolare il tempo da quando l'acqua bolle, vanno poi scolati per liberarli dalla schiuma).
fasoi en bronzon
I fagioli scolati vanno semplicemente aggiunti al soffritto e agli aromi. 
Nel frattempo le massaie facevano soffriggere in olio la cipolla e la pancetta, in parti uguali (diciamo 150+150 grammi su mezzo chilo di fagioli secchi).
E questo era solo l'inizio della cottura vera e propria: bisognava infatti provvedere ai sapori, cioè ad insaporire e aromatizzare.
Io aggiungo mezzo bicchiere di vino e mezzo d'acqua più un dado da brodo, e condisco con pepe, due spicchi d'aglio, 5 o 6 foglie di alloro e un cucchiaio di concentrato di pomodoro.
Spolverando con peperoncino rosso a piacere i fasoi en bronzòn prendono quel fondo piccante che fa la differenza.
fasoi en bronzon
Mezz'oretta di cottura finale a fuoco basso con qualche rimescolata, e sono pronti per la tavola. Buoni anche da freddi.


giovedì 14 settembre 2017

Cima Rosa da Passo dello Stelvio

Questa è un'escursione breve e facile. Porta a un tremila poco frequentato, che si trova in una posizione invidiabile, proprio all'incrocio fra Svizzera, Lombardia e Sudtirolo: Cima Rosa in italiano, Rötlspitz in tedesco, Piz Cotschen in romancio. Panorami ampi e grandiosi.
Cima Rosa Piz Cotschen Rötlspitz
Questo è lo spicchio di panorama rivolto verso l'Ortles, qui esattamente al centro della foto. Ma da Cima Rosa la vista è circolare, senza interruzione alcuna. E individuare le singole vette verso la Svizzera è impresa impossibile, ma almeno si individuano il Bernina e il Disgrazia, grazie al bianco dei (pochi) ghiacci.
Cima Rosa Piz Cotschen Rötlspitz
La Dreisprachenspitze/Cima Garibaldi riproduce la situazione già vista sopra il
Lago di Resia, dove anche oggi su un'unica cima (la Dreiherrenspitze/Piz Lat)
convergono i confini di tre stati: in quel caso Svizzera, Austria e Italia. L'edifi-
cio merlato è il piccolo Rifugio Garibaldi.
Vedi le altre foto in Google Photo.
Prima della WW1 lungo queste creste convergevano i confini di tre stati: Confederazione Svizzera, Impero Asburgico e Regno d'Italia; durante il conflitto cime e forcelle erano fortemente presidiate, perchè si trovavano lungo il fronte di prima linea. Delle opere di guerra sono rimaste evidenti tracce, in parte anche accompagnate da tabelle esplicative.
GPS Cima Rosa Piz Cotschen Rötlspitz
Al parcheggio si arriva dopo i 48 impegnativi tornanti della strada dello Stelvio.
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Il massacro edilizio provocato dallo sci a Passo dello Stevio richiederebbe un discorso a sè. Comunque, appena lasciata l'auto bisogna scappare veloci dalla grottesca congestione del Passo e salire in fretta la cinquantina di metri che ci separa dal piccolo e sovraffollato Rifugio Garibaldi.
La piccola costruzione in stile eclettico-medioevale occupa il cocuzzolo dove convergono i tre confini odierni: Svizzera, Lombardia, Sudtirolo, cocuzzolo che prende significativamente il nome di
Dreisprachenspitze (cima delle tre lingue, Piz da las Trais Linguas, in romancio) sbrigativamente tradotto in Cima Garibaldi.
Da lì in poi l'affollamento cala rapidamente, e s'azzera man mano che il sentiero prende pendenza e si inerpica lungo la

domenica 3 settembre 2017

Alpinismo urbano sopra Merano: dalla Leiteralm ai masi Hochmuth con ritorno a Vellau

Si meriterebbero il titolo di "vie delle bocchette meranesi": sono due brevi percorsi tagliati nella roccia a strapiombo della Mutspitz, proprio sopra la collina di Tirolo.
Hans Frieden Felsenweg
Sbarcati dalla cestovia alla malga-ristoro Leiteralm (situata lungo l'Alta Via Meranese), si imbocca il tratto dell'Alta Via Meranese chiamato "Hans Frieden Felsenweg", che sale fino a Hochmuth (dove si trova anche la stazione a monte della importante funivia Dorf-Tirol-Hochmut. Il sentiero, scavato nella roccia viva, è stretto e molto esposto. Richiede fermezza di piede e assoluta mancanza di vertigini. Questo è il ramo in salita della gita.
Vellauer Felsenweg
Si torna all'auto scendendo per la "Vellauer Felsenweg", altro sentiero scavato
nella roccia e anch'esso molto esposto.
Vedi le altre foto in Google Photo.
Si lascia l'auto al parcheggio principale di Vellau, che si trova a qualche passo dalla partenza della simpatica cestovia, peraltro dotata anche lei di parcheggio. Volendo si può portarsi a Vellau in seggiovia da Plars, nel fondovalle, ma in questo caso non bisognerà attardarsi a mangiare in quota, perchè la seggiovia chiude presto.
Comunque, una volta saliti alla Leiteralm con la cestovia, ci si immette nell'Alta Via Meranese (contrassegnata dal n. 24 della numerazione AVS).
GPS Leiteralm Hochmut Vellau
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Il percorso che sale ai masi della Muta è breve e anche il dislivello è contenutissimo (appena 150 metri). Ma va detto che può diventare terrificante per chi soffre di vertigini: lo stretto sentiero è ricavato direttamente nella roccia, come accade per le celebri Bocchette Centrali nel Dolomiti di Brenta.
Solo che qui siamo affacciati sulla conca di Merano e guardiamo dall'alto la Val Venosta e la Val d'Adige, che corre verso Bolzano.

Quote e dislivelli

domenica 27 agosto 2017

Bivacco Malga di Campo Secco (Val di Rabbi)

Questo meraviglioso bivacco è annidato nella sconosciuta Val Cercena, una collaterale destra della Val di Rabbi. Se ne stà appollaiato alle pendici del monte Polinàr, proprio di fronte alla malghe di Monte Sole, Villar e Cercen ed è una perla di raro fascino.
Bivacco Malga di Campo Secco
Non è difficile da raggiungere ma non ci si può arrivare per caso: di fatto va considerato come la meta di una salita-discesa in partenza da Malga Stableti, sopra la località Fonti di Rabbi (un grazie a Rad per avermelo segnalato la scorsa estate).
Bivacco Malga di Campo Secco
Dal bivacco verso la il Prà di Saent, il tratto della Val di Rabbi che sale fino al
Rifugio Dorigoni.
Vedi le altre foto in Google Photo.
Un tempo qui c'era una malga alta, ora è già molto che il posto non sia stato dimenticato e abbandonato all'avanzare dei rovi e del bosco, come succede quando ci si trova ai margini dei grandi flussi turistici di origine urbana.
Da fuori sembra un rustico ricovero per malgari duri e puri, stazzonato e in progressivo abbandono.
GPS Bivacco Malga di Campo Secco
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
La sorpresa è tutta all'interno, sotto la metà "rifatta" del tetto a due falde, che comunque sono entrambe conservate più che bene. Ma è sotto l'altra falda della vecchia coperture in lamiera ondulata che si resta stupefatti.
E' uno schiaffo in faccia a tanti architetti ammalati di protagonismo e una lezione sul campo nel campo del riuso dell'esistente.
Non si direbbe, ma qui c'è proprio tutto: acqua, quattro letti a castello con materassi e coperte, legna, fornaséla, stoviglie, gas e tutto il resto, e anche di più...

Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza/arrivo: m 1.544 (parcheggio a Malga Stableti)

martedì 22 agosto 2017

Il Dutch Oven di Tex Willer, che va alla grande anche nel barbecue di casa

Il "forno olandese" è stato fra i protagonisti della corsa al West perchè faceva parte dell'attrezzatura di base del chuckwagon, il carro-cucina dei pionieri. E' tutt'ora diffuso e apprezzato fra gli amanti del barbecue di radice anglosassone: australiani, canadesi e nordamericani.
forno olandese dutch oven
Istruzioni per l'uso su come usare il dutch oven all'aperto.
Storia vuole che nel 1704 un inglese di nome Andrew Darby abbia imparato in Olanda come fabbricare queste pesanti pentole di ghisa, brevettandone poi il processo.
Nelle nuove colonie americane l'indistruttibile dutch oven entrò in uso fin dal 1710. Grazie alla sua robustezza, praticità e versatilità divenne rapidamente uno standard e poi un must.
Il forno olandese si può utilizzare sia sul ripiano di una stufa che sul fuoco diretto di un camino. Oggi questa pentola-forno è reperibile in tutte le dimensioni ma quella più utilizzabile è quella da 12 pollici (25 centimetri di diametro).
forno olandese dutch oven
Qui un Dutch Oven impiegato come pentola sul fogolar davert. Il coperchio con i bordi rialzati può ospitare delle braci per cuocere anche dall'alto, e in questo ricorda da vicino la peka delle coste e isole dalmate, che però non è in ghisa di fusione, ma più semplicemente in ferro battuto. Notare, in secondo piano in basso, uno sferico bronzìn coi sui bravi tre piedi.

forno olandese dutch oven
Due foto dall'angolo del barbecue di casa. Nel Dutch Oven "giusto" il coperchio dispone anche tre piedini, così può essere rivoltato a testa in giù sulle braci e utilizzato come piastra di cottura, oppure solo per mantenere al caldo le pietanze già cotte., oppure ancora il coperchio, sempre a testa in giù, può diventare un piatto di portata, capace di una grande riserva di calore.

mercoledì 16 agosto 2017

Cima Loverdina (Gruppo di Brenta)

Giro tra i due bivacchi di Termon, con dormita in cuccetta e salita alla panoramica Cima Loverdina. Una due giorni nel sottogruppo della Campa.
Cima Loverdina
L'articolato sottogruppo della Campa guarda da un lato sulla Val di Non e dall'altro sulla Val di Tovel. Fa parte di quel Brenta periferico, snobbato dai turisti ma ben conosciuto e frequentato dagli abitanti del posto, che continuano, da secoli, a tenere in ordine pascoli, malghe, stalloni, casere e ricoveri, alcuni dei quali sono oggi bivacchi alpini.
Cima Loverdina
Da Cima Loverdina verso Cima degli Inferni e il Brenta centrale.
Vedi le altre foto in Google Photo.


La salita dal parcheggio di Malga Arza fino a Malga Loverdina (dove c'è il bivacco in cui abbiamo dormito) avviene nel bosco ed è priva di difficoltà.
Osservando Cima Loverdina da Malga Termoncello si intuisce la via di salita, che si snoda sul fianco nord che si avvale di successivi passaggi nei mughi. Sul terreno il sentiero - sempre evidente - si rivela ripido e faticoso, ma capace di condurci fino in vetta senza difficoltà tecniche e senza problemi di orientamento.
GPS Cima Loverdina
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Il panorama è vasto: in basso si vedono il Lago di Tovel e la stessa Malga Termoncello, senza contare una grandiosa vista sulla Val di Non. Impressionanti i dirupi e i ripidi ghiaioni della Val Strangola, e guardando verso il Passo degli Inferni si scorgono la possente Cima Borcola e le altre cime ed elevazioni del sottogruppo della Campa, turisticamente marginale ma di grande bellezza.
Il rientro avviene transitando da Malga Loverdina, la cui casera è stata

mercoledì 9 agosto 2017

L'estate, stagione regina del barbecue

Di pesce o di carne che sia, la griglia, la piastra e il cartoccio ci danno quella spinta che nei mesi freddi ci accompagna in caneva o nei bivacchi.
D'estate il pesce può finalmente uscire dalla scatoletta perchè all'aperto il suo odore persistente non è più un problema come succede dentro casa, ma piuttosto un richiamo. Lo sgombro e il tonno in scatola possono cedere il posto a qualcosa di meglio e il pesce spada, così facile da fare, sembra andare d'accordo con tutto.
Per le puntine di manzo o di maiale, se la carne è veramente buona, si può fare a meno di marinarla: non serve niente. Salvia e rosmarino solo alla fine e, per il sale, che ognuno ci pensi come meglio crede. Tutto facile e semplice, anche quando il sole è nella costellazione del Leone e picchia come un fabbro ferraio.