sabato 24 febbraio 2018

Il lobbista del "bacalà" al Concilio di Trento

Un prelato cattolico svedese, Olaus Magnus (Olao Magno), fece uso di tutta la sua influenza di lobbista per convincere i Padri Conciliari a pronunciarsi a favore dello stoccafisso, indicandolo come cibo atto a sostituire le carni, che i contro-riformatori tridentini aborrivano in quanto cibo lussurioso e grasso, che induceva al peccato.
stoccafisso e controriforma
Uno stoccafisso (merluzzo seccato all'aria e al sole) al mercato di Rialto, a Venezia.
Il baccalà (con due "c") è invece il merluzzo in barile sotto sale, alla moda del Gol-
fo di Biscaglia. Il vescovo di Upsala perorava la causa del merluzzo seccato al ven-
to salmastro del grande Nord, che si chiamava e si chiama stockfish (stoccafisso)
ma che nel nostro Veneto in molti chiamano bacalà, creando una certa confusione.
Per la cronaca Olaus Magnus era il nome latinizzato di Olaf Månson, di Uppsala, primate di Svezia ridotto in esilio dalla riforma luterana, fratello del precedente Arcivescovo di Upsala Johan Månson (Giovanni Magno).
I Månson commerciavano in aringhe e stoccafissi da tempo… e Olaus visse a lungo a Venezia, ospite dei nobili Querini, che avevano introdotto lo stoccafisso a Venezia.
stoccafisso e controriforma
Negli anni del Concilio le nordiche aringhe e il merluzzo seccato al vento norvegese o salato e conservato in barile erano già diventati uno dei principali alimenti commercializzati su larga scala: erano cibi poco costosi, proteici e trasportabili, ideali per consentire ai fedeli di salvarsi l’anima riempiendo lo stomaco. La pesca delle aringhe dal libro di Olao Magno (1555).
Il lobbista si trovò la strada spianata dalla morale della Controriforma tridentina, che condannava la precedente cucina grassa e godereccia del Medioevo e predicava l’astinenza dalle carni nei venerdì e durante la Quaresima.

martedì 20 febbraio 2018

Da Silandro a Laces (Val Venosta)


Questa è una bella camminata di bassa quota da Silandro a Laces, un percorso vario, che sale dapprima al castello sopra Silandro e poi scende dolcemente a valle seguendo per lunghi tratti le canalette dell'Ilswaal a Silandro e del Latschanderwaal a Laces.
Silandro Laces
Il gran conoide di Silandro imbiancato dalla neve. Sullo sfondo le cime del Sesvenna, ormai svizzere. A destra lo Schloss Schlandersberg: il suo aspetto attuale risale al Cinquecento, quando perse il suo aspetto di casa-torre medioevale e fu trasformato in residenza nobiliare. Nel 1755 gli Schlandersberg si estinsero e il castello divenne di proprietà di contadini. Nel 1928 lo stemma della famiglia degli Schlandersberg fu acquisito dal comune di Silandro, diventandone lo stemma. Nel 1999 cadde preda di una speculazione edilizia che lo sopraelevò e trasformò in abitazioni di lusso.
Silandro Laces
Dalla chiesetta di St. Agidius verso l'alta Venosta.
Vedi le altre foto in Google Photo.
La valle è nota per le scarsissime precipitazioni sia d'estate che d'inverno, fatto che nei secoli ha portato alla costruzione di una vasta rete di canali d'irrigazione(i famosi Waale) che captano l'acqua in quota e la distribuiscono nel fondovalle.
GPS Silandro Laces
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
Questa volta, tuttavia, abbiamo fatto i conti senza l'oste, la Val Venosta è tutta imbiancate nell'ombra del sottobosco non mancano i tratti ghiacciati, specialmente lungo l'Ilswaal che va a captare l'acqua della Palla Bianca nella gola a nord di Silandro.
Anche dopo il castello di Silandro siamo costretti a brevi tratti su asfalto per evitare le insidiose lastre di ghiaccio in agguato nel sottobosco.
I tempi di percorrenza si sono dilatati ma l'escursione, grazie alla giornata serena, è stata comunque un successo.

Quote e dislivelli (dati del GPS):
Quota di partenza: m 746 (stazione di Silandro)
Quota di partenza: m 631 (stazione di

sabato 17 febbraio 2018

Conversioni da malga a bivacco: una buona pratica a Malga Cima (nei Lagorai di Valsugana)

Viene quasi da dire che senza archistar le cose riescono molto meglio (archistar che viene sempre da fuori, specialmente quando teorizza di
bivacco malga cima lagorai
La ex-Malga Cima si trova a 1.881 metri di quota nei Lagorai meridionali, e si affac-
cia sul solco della Valsugana. La via di accesso più diretta sale da Samone.
chilometro-zero).
Il legame con il territorio, la sua storia e le sue genti sono la polizza assicurativa contro l'invadenza dei "nuovi mostri" cresciuti nelle periferie cittadine e imitati dagli affaristi di paese.
Materiali e forme del territorio disinnescano anche i geometri malamente ispirati dalle riviste di architettura e impediscono loro di trasportare nel paesaggio alpino l'infinita periferia dei "non luoghi".
bivacco malga cima lagorai
L'ampia cucina con camino, tavolo, panche, angolo cucina con lavandino, forna-
sela e stoviglie. A destra la scala che porta al sottotetto, dotato due stanze da letto.
Portare le periferie in quota è sul serio un obiettivo, come sosteneva il past-president veneto di Dolomiti Unesco?
In realtà i titoli accademici c'entrano come il due di picche; se si rispettano il paesaggio, i materiali e gli accorgimenti costruttivi del posto, le soluzioni compositive vengono da sole, non serve imitare Shangay e ancor meno serve "stupire", come nella periferia di Rovigo.
In questo senso l'exMalga Cima - ora un meraviglioso bivacco in splendida posizione panoramica - rappresenta un esempio da seguire.

Qualche notizia storica:
bivacco malga cima lagorai
A destra della scala per il piano superiore s'apre la porta della stanza di una stanza
da letto con due letti a castello 3+3 posti.
Malga Tisson di Sopra, metri 1.881, è riportata con questo nome e

mercoledì 14 febbraio 2018

La granulosa senape di Digione, che i francesi chiamano "moutarde ", mostarda...

La senape di Digione nasce come salsa a base di mosto d'uva e semi di senape tritati e ha lasciato una traccia profonda nella cucina francese.
senape di digione
A sinistra la versione odierna, venduta come "Dijon Originale". Sulla destra la
versione più fedele all'antica formula, commercializzata come "Old Style".
In Francia è chiamata moutarde e ciò può causare qualche confusione con le nostre mostarde, che sono tutt'altra cosa.
Le origini vanno fatte risalire al medioevo, quando si preparava un composto a base di mosto d'uva, mele e semi di senape schiacciati chiamato mustus ardens cioè "mosto ardente" proprio per indicarne il sapore pungente.
La vulgata corrente vuole che gli ideatori di questa granulosa salsa dal colore marroncino chiaro fossero certi monaci francesi della Borgogna, che l'avrebbero usata per insaporire le verdure dei loro orti.
senape di digione
Il vecchio negozio di Digione quando portava ancora il nome "Grey-Poupon".
E' invece certo che col passare del tempo divenne un condimento sempre più conosciuto ed apprezzato e che finì con l'occupare un posto molto rilevante nella cucina classica francese, tanto che nel sedicesimo secolo la senape era prodotta ovunque in Francia: a Parigi, Besançon, Saint Maixent, e anche in Inghilterra.
senape di digione
Lo stesso negozio di Digione, oggi gestito dalla "Maille", una ditta parigina che
venne fondata nel Settecento.
Ad un certo punto nella città di Digione c'erano dozzine di manifatture di moutarde, la più nota era quella della famiglia Naigeon.
Nella produzione, nulla cambiò fino alla fine dell'Ottocento: si continuò ad usare un mosto chiamato verjuice, un succo d'uva verde (mentre attualmente è fatto con il verjus, composto di aceto, acqua e sale).
Nella lavorazione detta "à l'ancienne" (oggi "Old Style") i semi di senape venivano puliti, macinati con pietra, quindi la granella veniva setacciata e mescolata al mosto.
Infine la senape così preparata veniva confezionata in barattoli.
Oggi la macinazione è molto più fine e all'occhio la moutarde non differisce dal Senf (senape) tedesco.

venerdì 9 febbraio 2018

Nuova app GPS per telefonino

Si chiama GeoFlyer Europa 3D e si appoggia sui dati di OpenStreeMap. Li riveste con una "pelle" grafica molto leggibile. Aver deciso di affrontare questo aspetto è un inizio molto ma molto promettente, perchè in quanto a "pelle" (che poi significa usabilità sul campo) le App basate sui dati OpenStreetMap zoppicano sempre.
GeoFlyer Europa 3D
In basso il bel Bivacco Malga Cima è indicato con l'icona che la legenda
chiama "Rifugio". In alto a sinistra l'icona con la pioggia (che significa
"Riparo") si riferisce all'ex Malga Primalunetta ora sempre chiusa e sul-
la destra la stessa icona si riferisce a Malga Primaluna di Sopra che è
una malga ma ha una tettoia-riparo. Ma soprattutto mancano i nomi...
Ottima la scelta di differenziare i sentieri CAI-SAT-AVS (insomma, quelli ufficiali) dagli altri presenti in OpenStreetMap, che sono stati conservati, ma in linea nera e sottile.
Devo tuttavia fare un'osservazioni su qualche limite di gioventù di questa promettente App.
👉In montagna i bivacchi,i rifugi, i ricoveri, i ripari, le malghe, sono cose diverse. Differenze importanti. Le icone ne devono tener conto perchè in questo campo la confusione non è ammessa. E soprattutto ad ogni icona deve essere associato un toponimo.
La schermata della zona Primalunetta-Malga Cima in Lagorai rende bene l'idea che c'è ancora da fare.
👉Giusto per mugugnare ancora un po', potrei anche osservare che altri sviluppatori di cartografia raster (non vettoriale) hanno utilizzato le curve di livello Lidar, il che significa un'interlinea di 10 metri e non 25 o 20.
Roba che sul campo riescedi fatto a minimizzare la gravità di un difetto nativo che il GPS si porta dietro dalla nascita: quel riferirsi nelle sue triangolazioni al geoide WGS84 che alla fine produce un errore d'altezza che nell'arco alpino può arrivare a sovrastimare la quota di un punto fino anche di 50 metri. Basta infatti cercare la curva di livello più vicina alla nostra posizione e il guaio viene aggirato e l'errore ridotto dentro un range di 10 metri.
In ogni caso, le premesse ci sono. Dopo il collaudo sul campo scaricherò la versione a pagamento (7,99 Euro).

lunedì 5 febbraio 2018

Il bivacco degli uomini di Scott, esploratore al Polo Sud

Come si viveva nella baracca della "Terra Nova Expedition", che puntava al Polo Sud? Le foto pervenuteci non sono molte ma sono di ottima qualità.
il bivacco di Falcon Scott
Nella "winter hut", la "capanna invernale" dove Falcon Scott e i suoi svernarono, il dormitorio era organizzato in letti a castello. La foto (probabilmente opera di Herbert George Ponting, che era il fotografo della spedizione) è ricca di dettagli e piccoli segni rivelatori di un modo di vita "al chiuso" e in spazi ristretti che ricorda da vicino i nostri bivacchi alpinistici, uno stile che comprende anche l'attenzione dedicata alla scelta degli alimenti e alla preparzione dei pasti.

martedì 30 gennaio 2018

La K.u.K. (*) Frauenheim, ossia l'imperial-regio bordello di Levico

Le prostitute a servizio della truppa combattente esercitavano al K.u.K. "Frauenheim", il bordello di Levico, ed era ovvio che fosse così: lo proclamava l'insegna stessa, bella grande e a caratteri ben leggibili, dipinta mentre il cappellano guardava da un'altra parte.
(*) k.u.k. era l'acronimo di "kaiserlich und königlich" (dal tedesco: imperiale e
regio) e era il prefisso di tutti gli enti, istituti e unità militari che facevano capo alla
amministrazione pubblica austro-ungarica dal 1867 al 1918.
Nei primi mesi della Grande Guerra dietro le linee di combattimento spuntavano i postriboli militari, con prostitute spesso ospitate su carovane che avanzavano o retrocedevano a seconda dei vari spostamenti delle truppe.
Perchè la donna del tempo non era solo custode della patria e della casa, né semplice angelo che dà sollievo e conforto. Era pure oggetto di desiderio, anche peccaminoso.
Prima della WW1 le case di tolleranza autorizzate erano solo tre: due a Trento e
una a Riva del Garda. Ma la prostituzione "irregolare" aveva una diffusione ben
più vasta, specialmente nei luoghi di soggiorno e cura estiva: Levico, Roncegno
e Riva del Garda, principalmente da parte di prostitute "regnicole", cioè provenien-
ti dal Regno d'Italia.
Ed ecco un’altra figura ricorrente nell'iconografia semi-ufficiale della Grande Guerra, la imperial-regia (K.u.K.) prostituta, costante presenza che accompagnava il soldato nella concreta e durissima quotidianità bellica.
La guerra peggiorò le condizioni di vita dei ceti popolari e la richiesta di prostitute
per le truppe crebbe vertiginosamente. Così stavolta erano le operaie a vendersi,
visti anche i bassi salari e le cattive condizioni di vita, anzichè le cameriere e lo-
candiere italiane di prima della guerra.
Le consistenti truppe di stanza a Levico si avvicendavano agli strategici presidi valsuganotti della "Festung Trient" (la "Fortezza di Trento"), in primis il forte del Piz di Levico e quello, sottostante, di Busa Verle.
Senza contare i tanti presìdi minori del Colle di Tenna e del Col delle Benne di Levico, senza contare i ricambi che andavano assicurati alle trincee avanzate della Panarotta. Gli anni della WW1 registrarono quindi un vertiginoso aumento della "domanda".
Con lo scoppio delle ostilità anche la nazionalità delle prostitute (legali o meno) subì una mutazione e alle italiane subentreranno donne che venivano dalle più disparate parti della monarchia: Boemia, Stiria, Vienna, Moravia.
Il fenomeno più significativo divenne però quello illegale, clandestino.
A Levico, che si trovava a ridosso del fronte e contemporaneamente vantava, in quanto importante centro di soggiorno, una specifica tradizione in materia, il fenomento fu più marcato che altrove.
I soldati chiamavano ironicamente Feldmaitresse, mezzane da campo, dopo che s'erano verificati anche casi di prostituzione tra le infermiere in servizio presso gli ospedali militari.
L'architetto che ha curato il restauro (è stato il primo obiettore di coscienza del Trentino, se non ricordo male: erano i tempi della Lega Obiettori di Coscienza...) ha voluto mantenere la vecchia insegna dipinta sul muro e secondo me ha fatto bene. Ricordare le cose non significa condividerle, ma piuttosto mantenerle nel tempo, offrire un elemento di giudizio in più.