giovedì 30 novembre 2017

Le Dolomiti viste da Venezia

Le riprende il veneziano Marco Contessa, che perfora la foschia grazie alla bora e annulla le distanze col teleobiettivo.
Da parte mia non ho qualche difficoltà a credere che questo scatto novembrino sia
un "fake", cioè un fotomontaggio o qualcosa di simile.
Scatti ripresi con un potente teleobiettivo dal Lido, a mano libera e, come ci tiene a precisare l'autore, senza alcun filtro o post produzione.
La nitidezza è dovuta a condizioni meteo eccezionali.
La foto è stata scattata appena dopo che il vento ha spazzato via le polveri sottili portando temperature un po' più rigide ma, in compenso, poca umidità.
Un mix che ha permesso di perforare la foschia che solitamente copre la pianura e nasconde il profilo dell'arco alpino.
I dietrologi complottisti le trovano così perfette da sollevare qualche dubbio: meteo eccezionale o Photoshop?
Le Dolomiti viste da Venezia
Ma basta ritagliare una porzione del file ed ecco che l'inquadratura trasmigra in uno spazio tutto suo, sfuggente e indefinibile perchè precariamente sospeso tra la realtà e l'immaginazione. E allora vediamo: come si chiama la vetta centrale, quella che sovrasta il campanile di San Marco (la cui lanterna sarebbe peraltro un ottimo punto d'osservazione)?



L'arco alpino visto dalla laguna veneziana
Questa invece è mia. L'ho scattata dopo un temporale estivo dalla laguna di Pellestrina, tra Chioggia e Venezia, con un semplice obiettivo da 35 mm (a metà strada tra il "normale" e il "grandangolo"). Anche così si distingue l'andamento generale dei monti dell'entroterra. Che gran peccato non avere avuto un buon tele nello zaino!

2 commenti:

  1. Le macchine fotografiche hanno da tempo uguagliato e forse superato la qualità delle analogiche. Se poi si incontrano situazioni ambientali particolarmente favorevoli, ecco che si ottengono scatti che non hanno bisogno di alcun ritocco, tanto sono perfette. Peccato che le attrezzature degne di queste prestazioni non siano facilmente avvicinabili.

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  2. Sì, certo, ma era così anche ai tempi della pellicola: le Nikon costavano una barca e lo stesso valeva perle pellicole Kodak professionali (le uniche a dare diapositive dai colori abbastanza stabili nel tempo).

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